Sillabificazione: impariamo ad andare a capo!

Ti è mai capitato di scrivere un tema in classe e non sapere come andare a capo? Non preoccuparti, ti aiutiamo noi con la sillabificazione! 1 min


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La divisione sillabica, la cosiddetta sillabificazione, ti intimorisce? Non riesci a capire qual è il criterio per andare a capo? Nessun problema, abbiamo la soluzione!

Quante volte ti sei trovato nell’indecisione più totale su come andare a capo durante un compito in classe o un’interrogazione alla lavagna?
Quante volte hai rischiato di fare una figuraccia? Non devi preoccuparti perché la divisone in sillabe della nostra lingua è davvero un rompicapo.
Impara le regole con noi e mettiti alla prova con i nostri quiz!

Cos'è una sillaba?

Partiamo col dire che tutte le parole sono formate da sillabe, composte a loro volta dall’unione di consonanti e vocali.

Le sillabe possono essere:

  • Aperte (o Libere) -> quando terminano per vocale
  • Chiuse (o Implicate) -> quando finiscono per consonante 

Divisione in sillabe

Passiamo ora ad analizzare, regola per regola, tutte le possibilità che abbiamo per andare a capo.
La prima regola fondamentale della sillabificazione riguarda la divisone delle vocali

Facciamo un esempio: la parola “beato” è composta da due vocali “e” e “a” che si trovano l’una di seguito all’altra. Come dividerla? “Bea-to” o “Be-a-to”?.

È una vera e propria tortura cercare di capire come dividere due vocali contigue, però ti svelo un segreto. La prima cosa di cui ti devi accertare è che si tratti di un dittongo o di uno iato.

Iato

Lo iato è formato dall’incontro di 2 vocali che vengono divise tra due sillabe diverse. Quindi alla fatidica domanda di prima risponderemo “be-a-to”.

Ora, come capiamo che si tratta di uno iato?

Dobbiamo prestare attenzione ad alcuni elementi: innanzitutto, per avere uno iato, nessuna delle due vocali contigue deve essere “I” o “U”.
Ma c’è un’eccezione! Potremmo trovarci in presenza di uno iato anche se una delle due vocali è “I” o “U”. Quando? Se sono accentate e seguite da una delle vocali “A-E-O”. Attenzione, “I” o “U” devono essere NECESSARIAMENTE accentate. Altrimenti NON si tratta di iato.

Per esempio, prendiamo in considerazione la parola “pa-u-ra”. La vocale “A” è seguita dalla vocale “U”, e quest’ultima è accentata. Di conseguenza avremo uno iato.

N.B.
Ecco un trucchetto della sillabificazione per individuare lo iato: cerca di riconoscere un eventuale prefisso all’interno della parola (re-integrare; ri-adattare).

Dittongo

Il dittongo è composto da una semivocale (I, U) e una vocale (A,E,O). Ad esempio, la parole ”pie-de” è un dittongo. Solitamente la vocale è accentata. 

Il dittongo può essere ascendente (quando abbiamo la sequenza Vocale+semiVocale) o discendente (semiVocale+Vocale).

Non finisce qui! In letteratura e in poesia alcuni autori cercheranno di farci qualche scherzetto, ma noi non ci caschiamo mica!
Non è, infatti, facile distinguere lo iato dal dittongo perché potremmo trovarci davanti ai fenomeni di sineresi e dieresi.

Abbiamo la sineresi quando 2 vocali in iato confluiscono in una sola sillaba. Invece di avere due sillabe diverse ne avremo solo una. Per esempio da “pa-re-a” a “pa-rea”.

Siamo invece un presenza di dieresi quando il dittongo viene scisso. Al posto di una sola sillaba per due vocali, avremo due vocali divise in due sillabe. Per esempio da “pie-de” a “pi-e-de”.

Regole generali per la sillabificazione

I problemi non sono finiti. Quante volte abbiamo avuto problemi nel dividere in sillabe acquazzone? O nel dividere in sillabe acquario e tante altre parole? Come sempre la grammatica italiana non la smette mai di stupirci e … di metterci alla prova. Però non preoccuparti perché ci siamo noi ad aiutarti.

Adesso vediamo insieme qualche altro escamotage per andare a capo con facilità!

  1. I gruppi consonantici seguiti da /L/ ed /R/ non vengono mai divisi. Per esempio, la parola “lepre” verrà suddivisa in “le-pre”.
  2. Il nesso labiovelare /CQU/ si divide come se fosse una doppia. Avremo, quindi, parole come “ac-qua” o “ac-quaz-zo-ne”, o “ac-qua-rio”.
  3. Nei composti con prefissi terminanti in consonante (sub, trans …) si perde l’unità sillabica del prefisso. Ad esempio, nella parola “subacqueo”, non dobbiamo più considerate “sub” come un prefisso, ma dobbiamo trattare la parola normalmente. Di conseguenza la divisione sillabica sarà “su-bac-que-o” e NON “sub-ac-que-o”.
  4. La S preconsonantica - graficamente - appartiene alla stessa sillaba della consonante che la segue (esempio: “ca-sco”). In questo caso la S è detta tautosillabica. Foneticamente, invece, viene divisa dalla sillaba contenente la consonante che segue la S (ossia: “cas-co”), ed è detta eterosillabica.
  5. I gruppi GN/SC/GL devono rimanere nella stessa sillaba. Avremo quindi: “ra-gno”, “fa-scia”, “ta-glia”.
  6. Si dividono le consonanti uguali contigue. Esempio: “Gat-to”.
  7. Nella maggior parte dei casi la consonante seguita da vocale forma una sillaba: esempio: “pa-ne”.
  8. Una vocale seguita da consonante forma una sillaba da sola: “i-co-na”.

Ora che hai appreso queste piccolissime regole, sei pronto a metterti alla prova?

Prova anche tu il quiz sulla sillabificazione!


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