Quante volte ti è capitato di scambiare un verbo pronominale per un verbo riflessivo? Quante volte sei stato vittima di segni rossi e sottolineature sul compito di grammatica? Non preoccuparti, con noi risolverai immediatamente il problema.
Innanzitutto, prima di capire qual è la differenza tra verbi riflessivi e verbi pronominali, analizziamoli singolarmente.
Verbi riflessivi

Tutti i verbi transitivi possono avere, oltre la forma attiva e passiva, anche quella riflessiva (Esempio: “Giorgia si lava”, nel senso che Giorgia lava se stessa).
Ora analizziamo i vari tipi di forma riflessiva:
- La forma riflessiva propria
In questo caso il soggetto compie e subisce allo stesso tempo l’azione del verbo transitivo. Quest’ultimo, nei modi indicativo, congiuntivo e condizionale, è preceduto dalle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi, le quali concordano con il soggetto. In questo caso le particelle pronominali svolgono la funzione di complemento oggetto.
Se, invece, il verbo è all’infinito, all’imperativo, al participio o al gerundio, la particella pronominale lo segue e si unisce ad esso (Esempio: lavarsi, làvati, lavatosi, lavandosi).
Nei tempi composti della forma riflessiva si usa l’ausiliare essere (Esempio: Giorgia si era lavata).
Attenzione! “Giorgia ci lava” (lava noi) non è una forma riflessiva! Non c’è infatti corrispondenza fra il soggetto (Giorgia) e il pronome (ci).
2. La forma riflessiva reciproca
Parliamo di forma riflessiva reciproca quando l’azione, che è compiuta da più soggetti, non si riflette solo su di una persona, ma passa scambievolmente tra tutti i soggetti.
Esempio: “Silvia, Giacomo e Anna si salutano”.
Quindi i soggetti compiono e subiscono l’azione reciprocamente.
3. La forma riflessiva apparente
Parliamo di verbi riflessivi apparenti quando le particelle mi, ti, si, ci, vi non svolgono la funzione di complemento oggetto, ma quella di complemento di termine (a me, a te, a sé, a noi, a voi).
Esempio: “Chiara si pettina i capelli” -> Chiara pettina i capelli (complemento oggetto) a sé (complemento di termine).
Quindi, nel caso dei verbi riflessivi apparenti, l’azione non si riflette sul soggetto, ma transita sull’oggetto.
Verbi pronominali

Anche i verbi pronominali sono accompagnati dalle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi.
Ma allora… qual è la differenza? Come faccio a capire se un verbo è riflessivo o pronominale?
La differenza sta nel fatto che, nei verbi pronominali, i pronomi non sono né complemento oggetto né complemento di termine.
Esempio: “Ilaria si vergognò di aver mentito a sua madre”.
Nel verbo vergognarsi la particella si non ha valore riflessivo (e neanche di complemento oggetto), ma è parte integrante del verbo stesso.
I verbi in questione si chiamano intransitivi pronominali. Alcuni di essi possono essere usati nella forma intransitiva pronominale con diversi significati (Esempio: Sbagliare=eseguire male / Sbagliarsi=commettere uno sbaglio).
Inoltre, alcuni verbi intransitivi pronominali, ammettono anche una forma transitiva con diverso significato.
Esempio: Addormentarsi=prendere sonno / Addormentare=far dormire
Anche per i verbi pronominali, quando parliamo di forme composte, l’ausiliare richiesto è il verbo essere.
Esempio: “Ilaria si era molto vergognata”.
Bene, ora ti è più chiara la differenza? Se la risposta è affermativa, mettiti alla prova con il nostro quiz!

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